Mandragola - exhibition view @ Galleria Massimodeluca, Venice.

Mandragola - exhibition view @ Galleria Massimodeluca, Venice.

Pennacchiolo, paper mache, wood, oil, acrilyc, resin. 205x55x55cm,  2019 (detail)

Nottecanto, inlaywood, stainless steel, plexiglass. 120x70 cm.  2018

Glinda, resin, fabric, acrilyc. 80x80x40 cm,  2018

L'araldo del mattino, resin, oil and acrilyc on wood. 40x60 cm.  2019

Mandragola (2019)

Agostino Bergamaschi and Paolo Brambilla @ Galleria Massimodeluca.

La Galleria Massimodeluca presenta Mandragola, mostra bi-personale di Agostino Bergamaschi e Paolo Brambilla. In occasione di questa mostra, i due artisti interpretano il nuovo spazio della galleria come un palcoscenico dove le loro opere fungono da scene e personaggi di una drammaturgia aperta alla contaminazione.

 

La mandragola è una radice magica considerata fin dall’antichità come una creatura a metà tra regno vegetale e animale. La tradizione riconduce la nascita della mandragola alle gocce di sperma o urina di un impiccato. Nel racconto originario l’innocenza del condannato a morte (specificata in diverse fonti), scompare nella trasformazione del mito in credenza popolare. Per analogia si ritiene perciò che sia assai pericoloso raccoglierla, a meno di non proteggersi le orecchie, per non sentire le lamentevoli grida e il pianto della mandragola che può far divenire muti, folli e, dopo una breve malattia, condurre alla morte. Questa pianta è legata alla morte e veniva estratta dal terreno con tutte le cautele e attraverso particolari riti. Uno di questi prevedeva l’utilizzo di un cane. Si poneva attorno alla radice una corda, poi annodata al collo o alla coda del cane di modo che il maleficio del grido della mandragola potesse solo uccidere l’animale. Grazie alla sua forma antropomorfa la mandragola è sempre stata associata all’ occulto homunculus. In tal modo la pianta acquistò facilmente la fama di possedere proprietà magiche e divinatorie. La Mandragola poteva essere utilizzata contro i nemici, vincere il malocchio o gettarlo, avere o togliere fortuna, prosperità e ricchezza, proteggere la salute, favorire la fertilità, aiutare il parto, decidere il sesso, stimolare l’ amore, vincere le calamità e la morte. Inoltre, si dice che la radice potesse esaudire tre desideri. Il suo urlo letale e le sue proprietà curative la pongono in uno stato di ambivalenza tra la vita e la morte, tra il pauroso e il fiabesco diventando l'immagine di riferimento che accomuna le poetiche opposte e, allo stesso tempo, parallele dei due artisti che, pur attingendo entrambi alla tradizione letteraria o visiva del fantastico e del leggendario, ne sviluppano aspetti diametralmente opposti.

 

La ricerca di Agostino Bergamaschi indaga l'origine di un gesto nella sua progressione e regressione senza meta nel tempo, creando un immaginario narrativo in cui lo spazio si dilata e si contrae senza sosta. A partire da questo presupposto gli ultimi sviluppi della sua ricerca approfondiscono l'idea di un’azione ossessiva e spietata che scaturisce nella psicologia di personaggi e nell'immagine di luoghi indefiniti. Per Mandragola Bergamaschi presenta una serie di opere inedite che fanno parte di un'unica narrazione ripercorrendo una superficie immaginaria di personaggi e azioni mai avvenute. Il lavoro di Bergamaschi subisce il fascino della mostruosità e dell’ossessione come incarnazione di una forza primordiale, autentica e cruda. Le sue opere sono permeate da un senso di ignoto. Essenziali e taglienti, misteriose come menhir, si avvalgono di simbologie e stilemi antichi le cui origini quasi si perdono nel tempo, creando presenze ed entità tanto reali quanto ultradimensionali

 

Paolo Brambilla, dall’altro lato, fa uso di processi speculativi e di permutazioni formali, assumendo o distorcendo diversi format produttivi e riproduttivi allo scopo di indagare gli infiniti cicli di assimilazione, dispersione e trasformazione del prodotto culturale. La sua ricerca recente considera lo storytelling e i meccanismi narrativi per il loro ruolo fondamentale nel plasmare e ridefinire il senso di pathos di intere generazioni, creando un ampio spettro di icone che trascendono l’intrattenimento per arrivare a influenzare la percezione individuale e collettiva del mondo. Per Mandragola, Brambilla realizza una serie di “sceneggiature visive”, agglomerati e intrecci di frammenti narrativi che costituiscono scene enigmatiche dal forte impatto emotivo. Le opere di Brambilla hanno il sapore dell’incantesimo o dell’artificio. Chiare ed enigmatiche, dirette a ottenere effetti estranei o non consentiti dall'ordine naturale o dall'aspetto immediato delle cose. Brambilla allestisce dettagliati scenari e momenti congelati che attendono di essere animati e abitati dall’immaginazione dello spettatore.

Comunicato Stampa

 

 

Galleria Massimodeluca presents Mandragola, a two-person show by Agostino Bergamaschi and Paolo Brambilla. On the occasion of this show the two artists interpret the gallery’s new venue as a stage where their works function as the scenery and actors of a drama receptive to contamination.

The mandrake (Mandragola) is a magical root that, since ancient times, has been considered as a creature between the vegetal and the animal reigns. According to different legends and traditions, the mandrake sprouts from the sperm or urine of a hanged man. The innocence of the dead man (which has been reported in different original sources) disappears in the transformation from myth to popular belief. For this reason the mandrake is believed to be very dangerous to uproot, due to its lamentable scream which is able to leave the picker mute, deranged and, in the end, bring him to death. This death-related creature could have been extracted from the soil only through certain rituals. One of them makes use of a dog, tying the mandrake to its tail or neck with a rope so that the curse of the creature’s scream could only kill the animal. Thanks to its anthropomorphic shape the mandrake has always been associated with the occult homunculus so that it easily got the fame to posses magic and divinatory properties.The mandrake could be used to win against enemies, to fight curses or to cast them, to gain or to subtract luck, prosperity and richness, to protect health, stimulate fertility, help the birth, make love potions, win calamities and death. Furthermore the mandrake was believed to have the power to grant three whishes. Its lethal scream and its curative properties place it in an ambivalent state between life and death, between the fearful and the fabulous, to become an image of reference joining together the opposing and, at the same time, parallel poetics of Bergamaschi and Brambilla, who both share an interest for the literary and visual tradition of the fantasy genre, while developing diametrically opposed aspects

 

Agostino Bergamaschi’s art inquires into the origin of a gesture in its progression and regression without any aim in time, thus creating a narrative imagery in which space continually dilates and contracts. Starting from this premise, the most recent developments of his art inquire deeply into the idea of an obsessive and ruthless action that is sparked off in peoples’ psychology and in the image of an indeterminate place. For Mandragola Bergamaschi is presenting a series of previously unseen works that are part of a single narrative by travelling through an imaginary surface of persons and actions that have ever existed. Bergamaschi’s practice is subjected by the fascination for monstrosity and obsession as incarnation of a primordial, authentic and raw force. His works are permeated by a sense of unknown, appearing so essential and sharp, mysterious like menhirs. Bergamaschi takes advantage of ancient symbols and stigmas which origins have been lost in time, creating entities as real as extra-dimensional.

 

On the other hand, Paolo Brambilla uses processes that are speculative and formal permutations, employing or distorting various productive and reproductive formats with the aim of inquiring into the infinite series of assimilations, dispersions, and transformations of cultural products. His recent art ponders on storytelling and narrative mechanisms for their basic role in shaping and redefining the sense of pathos of whole generations, so creating a wide range of icons that go beyond entertainment to arrive at influencing the world’s individual and collective perception. For Mandragola Brambilla has made a series of “visual scripts”, agglomerates and interweavings of narrative fragments that create enigmatic scenes with a strong emotive impact. Brambilla’s works remind of a spell or an artifice, they are clear and enigmatic so to obtain extraneous effects which are not allowed by the natural order or by the immediate appearance of things. Brambilla sets up sceneries and frozen moments which wait to be animated or inhabited by the viewer imagination.

Press Release